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		<title>SASSOFERRATO (AN)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 10:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[l territorio comunale, piuttosto vasto (135 km²), è posto nel versante orientale dell&#8217;Appennino, con altimetria che va da poco meno di 300 m s.l.m. fino ai 1 276 m s.l.m. della cima del Monte Strega; il centro abitato è posto su due livelli, il rione Borgo a circa 310 m s.l.m. ed il rione Castello a circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l territorio comunale, piuttosto vasto (135 km²), è posto nel versante orientale dell&#8217;Appennino, con altimetria che va da poco meno di 300 m s.l.m. fino ai 1 276 m s.l.m. della cima del Monte Strega; il centro abitato è posto su due livelli, il rione Borgo a circa 310 m s.l.m. ed il rione Castello a circa 400 m s.l.m.. Il grosso dell&#8217;estensione comunale è racchiuso in una vallata in cui scorrono tre torrenti: il Sanguerone proveniente da nord, il Sentino da ovest e la Marena da sud, che si riuniscono all&#8217;interno del centro abitato, a pochi metri l&#8217;uno dall&#8217;altro; i torrenti una volta riuniti con il fiume Sentino, proseguono verso est fino a confluire nell&#8217;Esino in prossimità di San Vittore delle Chiuse dopo aver attraversato le gole di Frasassi. I dintorni del paese sono costellati da alte colline che occupano l&#8217;orizzonte verso nord e verso est mentre a sud e ad ovest ci sono i monti dell&#8217;Appennino umbro-marchigiano centrale: il monte di Nebbiano (790 m) a sud-est, il monte Cucco (1566 m) a sud, il monte Strega (1276 m) ad ovest, il monte Catria (1701 m) a nord-ovest.</p>
<p>A Sentino (Sentinum) nel mese di luglio del 295 a.C. avvenne lo scontro decisivo (la Battaglia delle Nazioni) della terza guerra sannitica tra gli eserciti della Repubblica Romana, guidati dai consoli Quinto Fabio Massimo Rulliano e Publio Decio Mure, che vi perse la vita, e quelli della coalizione italica (Sanniti, Galli, Etruschi ed Umbri) comandati dal generale sannita Gellio Egnazio, che furono sconfitti; la battaglia fu una delle più cruente e decisive che Roma dovette combattere per affermare la sua supremazia sull&#8217;Italia. Dopo circa 850 anni, nel luglio del 552 d.C., un&#8217;altra epica battaglia fu combattuta nei pressi di Sentinum, quella tra i bizantini del generale Narsete e i goti di Totila, che vi rimase ferito mortalmente.</p>
<p>Nel territorio di Sassoferrato si trova l&#8217;antica città romana di <em>Sentinum</em> (italianizzato in Sentino) sede della celebre Battaglia delle Nazioni (295 a.C.).</p>
<p>Il centro abitato è diviso in due rioni: il Borgo e il Castello, nati in epoca medioevale dopo la scomparsa della città romana di <em>Sentinum</em>, le cui rovine sono ancora visibili a sud dell&#8217;abitato lungo la strada verso Fabriano/Scheggia; il rione Castello è visibilmente più antico del Borgo e rappresenta il nucleo primigenio dell&#8217;insediamento alto-medioevale in cui si rifugiarono gli abitanti della zona per sfuggire alle incursioni delle tante genti che in quei periodi scorrazzavano per la penisola; è posto infatti su un&#8217;altura (390 m s.l.m.) che domina la valle sottostante. Le numerose frazioni sono sparse un po&#8217; in tutto il territorio comunale che, verso ovest, sale lungo le pendici del Monte Strega fino alla frazione Montelago a circa 750 m s.l.m. nel versante rivolto verso l&#8217;Umbria.</p>
<p>I principali collegamenti stradali si diramano approssimativamente nelle quattro direzioni cardinali: la strada provinciale (SP 16) verso Pergola e Fabriano (direzione nord-sud), la strada provinciale (SP 360) verso Scheggia e Arcevia (direzione ovest-est) con diramazione verso Genga-Ancona (SP 22) a pochi chilometri dal paese. Un&#8217;altra strada provinciale è la SP 48 che porta a Montelago; la viabilità minore è rappresentata da numerose strade comunali, ormai quasi tutte asfaltate, che congiungono il capoluogo con le frazioni.</p>
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		<title>SERRA SAN QUIRICO (AN)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 10:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Serra San Quirico, una città di pietra adagiata su costa rocciosa, una città che assume le sembianze di una nave con la prua sulla valle dell&#8217;Esino. I monti sovrastano l&#8217;antica fortezza, testimoni, nei secoli, delle vestigia di Serra: un passato importante che l&#8217;ingiuria del tempo non ha cancellato, che ancora oggi si coglie dall&#8217;osservazione attenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Serra San Quirico, una città di pietra adagiata su costa rocciosa, una città che assume le sembianze di una nave con la prua sulla valle dell&#8217;Esino. I monti sovrastano l&#8217;antica fortezza, testimoni, nei secoli, delle vestigia di Serra: un passato importante che l&#8217;ingiuria del tempo non ha cancellato, che ancora oggi si coglie dall&#8217;osservazione attenta delle edificazioni civili e religiose, dell&#8217;impianto urbanistico della città murata, dei centri rurali sparsi nel territorio del comune, ricchi di testimonianze di cultura. Ovunque regna il verde delle piante e delle pinete.</div>
<div>
Le origini di Serra San Quirico risalgono a tempi assai remoti per la posizione chiave del luogo. I documenti storici ritrovati nel nostro territorio parlano di epoche antichissime, con segni tangibili della civiltà etrusca, picena e romana; oltre al ritrovamento di una necropoli di Galli Senoni.<br />
Si suppone che Serra sia sorta come caposaldo romano all&#8217;imbocco della Gola della Rossa, passaggio obbligato per Roma e punto di grande importanza strategica.</div>
<div>Un primo insediamento di uomini che si arricchì a poco a poco di edifici e fortificazioni; che crebbe e si consolidò all&#8217;obra di Roma fino alla distruzione barbarica.</div>
<div>
Nel primo medio evo fu incorporata nell&#8217;esarcato di Ravenna e più tardi nella circoscrizione carolingia della Marca Inferiore. Inquadrata in questa sistemazione, Serra attende gli albori dell&#8217;anno mille, allorché, rinnovata nelle strutture e nello spirito, rinascerà sotto l&#8217;impulso vigoroso del monachesimo, rappresentato da S. Romualdo Abate.</div>
<div>Alle pendici dei Monti del Sole, sorge Domo, il primo dei quattro castelli serrani, circondato da mura che ne rivelano il carattere di antica fortificazione, fondato, si suppone, da alcuni osimani fuggiti dalla loro città assediata dai barbari. Proseguendo verso levante si giunge a Castellaro, detto anticamente Rotorscio, dal nome della feudataria Rodossa. Domina un panorama vastissimo, dai monti di Pesaro ai colli fermani. I pochi e cadenti ruderi della rocca ed una parte ristrutturata dell&#8217;antico castello, ne raccontano ancora la millenaria storia. Poco più ad oriente, in vetta ad un&#8217;alto colle, sorge Sasso, castello fortificato fin al 1200.</div>
<div>
Di antichissima storia, fu sede del capitano del Popolo, eletto ogni sei mesi. Serra S. Quirico Stazione, l&#8217;attuale grossa borgata adagiata sulla riva del fiume Esino e sede di un antico mulino, nacque intorno alla chiesa di S. Maria di Loreto, edificata nel XVII secolo per accogliere i viandanti che si accingevano ad attraversare la Gola della Rossa infestata di pericolosi briganti.</div>
<div>
Il 18 settembre 1841 il Borgo ebbe l&#8217;alto onore della visita pontificia di Gregorio XVI, proveniente da Loreto, il quale non avendo tempo di salire al castello si fermò nella chiesetta di Santa Maria di Loreto, accolto dai numerosi fedeli.</div>
<div>
Nell&#8217;anno 1865 per la stazione di Serra S. Quirico transitò il primo treno della ferrovia Ancona-Roma, tra gente vicina e lontana accorsa ad ammirare il progresso che avanzava.</div>
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		<title>SIROLO (AN)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 10:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spiagge selvagge, rupi scoscese, grotte, bianche rocce ricoperte di pinete che s&#8217;affacciano su acque trasparenti e profonde, rendono Sirolo la meta ideale per chi è alla ricerca di una natura ancora incontaminata. Il paese, soleggiato e ventoso, disposto fra un mare pescoso e ondulate colline coltivate a grano, vite e ulivo, è protetto a nord [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spiagge selvagge, rupi scoscese, grotte, bianche rocce ricoperte di pinete che s&#8217;affacciano su acque trasparenti e profonde, rendono Sirolo la meta ideale per chi è alla ricerca di una natura ancora incontaminata.</p>
<p>Il paese, soleggiato e ventoso, disposto fra un mare pescoso e ondulate colline coltivate a grano, vite e ulivo, è protetto a nord dal verde promontorio del Cònero. Dalla terrazza della piazzetta si apprezza il carattere forte di un paesaggio fatto di pietra e aperture improvvise, bilanciato dalle dolci marine del litorale sud, inquadrabile fino a Porto Recanati. Da anni Bandiera blu si vanta delle sue famose Due sorelle.</p>
<p>Sul territorio di Sirolo, abitato fin dalla preistoria, si sviluppa dal IX al III secolo a.C. la civiltà picena (interessanti i resti presso l&#8217;area archeologica &#8220;I Pini&#8221;), cui succede la dominazione romana. Al 560 d.C. risale probabilmente l&#8217;etimologia del nome della città, proveniente da Sirio, condottiero al seguito di Belisario, cui viene attribuito questo teritorio dopo la vittoria sui Goti.</p>
<p>Nel Medioevo, per difendersi dalle scorrerie di barbari e pirati, Sirolo acquista la propria identità di rocca fortificata, con impianto viario a graticcio, vicoli e torri. Feudo dei conti Cortesi (XI sec.), nobili di origine franco-germanica, è ceduto nel 1225 ad Ancona; gli stessi Cortesi già nel 1038 donarono ai benedettini la badia in cima al monte, oggi chiesa di San Pietro e il terreno circostante. Castello inespugnabile diviene in seguito proprietà dello Stato pontificio, sotto la dominazione del quale sono fondate le chiese di San Nicolò e del Rosario. Notevoli le tre ville, tutte private e visitabili solo dall&#8217;esterno.</p>
<p>Gli abitanti (3.200 circa), rispettosi custodi delle tradizioni e dei valori storico-naturali del loro territorio, da tempo accolgono i turisti con una serie di valide iniziative, fra cui le stagioni dei due teatri: lo storico Cortesi e il suggestivo teatro all&#8217;aperto &#8220;Alle Cave&#8221;. Simbolo del paese è il branzino: un pesce che popola le limpide acque.</p>
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		<title>URBINO (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 10:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Urbino (Urbìn in gallico marchigiano, Urvinum Mataurense in latino) è un comune italiano di 15.627 abitanti, capoluogo con Pesaro della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Fu uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano, di cui ancora oggi conserva appieno l&#8217;eredità architettonica, dal 1998 il suo centro storico è patrimonio dell&#8217;umanità UNESCO. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Urbino (<em>Urbìn</em> in gallico marchigiano, <em>Urvinum Mataurense</em> in latino) è un comune italiano di 15.627 abitanti, capoluogo con Pesaro della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.</p>
<p>Fu uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano, di cui ancora oggi conserva appieno l&#8217;eredità architettonica, dal 1998 il suo centro storico è patrimonio dell&#8217;umanità UNESCO.</p>
<p>Il territorio comunale si estende prevalentemente in area collinare, sulle ultime propaggini dell&#8217;Appennino settentrionale, Appennino tosco-romagnolo, nella zona meridionale del Montefeltro, in un&#8217;area classificata a rischio sismico medio-alto.</p>
<p>Il territorio comunale include anche un&#8217;exclave, identificabile nella Via Fosso del Razzo, compresa tra i comuni di Colbordolo, Monteciccardo, Montefelcino, Petriano e l&#8217;exclave di Montelabbate.</p>
<p>La città romana di <em>Urvinum Metaurense</em> divenne un centro importante durante le Guerre gotiche nel VI secolo. Venne poi presa nel 538 dal bizantino Belisario, togliendola ai Goti, e venne frequentemente nominata dallo storico bizantino Procopio. Passò quindi nel dominio dei Longobardi e poi dei Franchi. Il re dei Franchi Pipino offrì Urbino allo Stato della Chiesa.</p>
<p>Comunque, le tradizioni indipendenti e autonome si espressero nella forma di governo del Comune finché, intorno al 1200, cadde sotto il dominio dei nobili che combattevano tra loro nel vicino Montefeltro. Questi nobili non avevano diretta autorità sul comune, ma esercitavano pressioni per la loro elezione a podestà, titolo che Bonconte di Montefeltro riuscì a ottenere nel 1213, con il risultato che gli urbinati si ribellarono, formarono un&#8217;alleanza con il comune indipendente di Rimini (1228) e nel 1234 si rimpossessarono del controllo della loro città. Successivamente, però, i Montefeltro riuscirono a riprendere le redini della città che controllarono poi fino al 1508.</p>
<p>Durante questo periodo, Urbino prese l&#8217;aspetto che in parte ancora oggi ha, con le sue cinta murarie. Nelle battaglie tra guelfi e ghibellini, i signori di Urbino del XIII e del XVI secolo erano capi dei ghibellini delle Marche e della Romagna, e si associavano con famiglie o città ghibelline. Il 24 dicembre 1375 il conte Antonio da Montefeltro, con le armi della lega fiorentino-viscontea rientrava in Urbino e n&#8217;era &#8220;gridato&#8221; signore.</p>
<p>Nell&#8217;alleanza del febbraio 1376 le città di Urbino e di Cagli partecipavano al patto col Signore su piede di uguaglianza come compartecipi agli impegni ed agli oneri stipulati da lui, mentr&#8217;egli agiva a nome delle terre che gli ubbidivano quale &#8216;dominus&#8217; e capo delle milizie&#8221;. Era nato lo Stato di Urbino che registra una rilevante svolta politica a seguito del considerevole accrescimento territoriale generato dall&#8217;acquisizione di Gubbio del 1384.</p>
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		<title>URBANIA (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 10:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nucleo originario di epoca altomedioevale, risalente presumibilmente al VI secolo d.C., era chiamato Castel delle Ripe e fu libero Comune di parte guelfa, ragion per cui, nel 1277, fu distrutto dai ghibellini della vicina Urbino. La popolazione superstite trovò rifugio più a valle, tra le mura della potente abbazia benedettina di San Cristoforo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleo originario di epoca altomedioevale, risalente presumibilmente al VI secolo d.C., era chiamato Castel delle Ripe e fu libero Comune di parte guelfa, ragion per cui, nel 1277, fu distrutto dai ghibellini della vicina Urbino.</p>
<p>La popolazione superstite trovò rifugio più a valle, tra le mura della potente abbazia benedettina di San Cristoforo del Ponte (sec. VIII) attorno alla quale, intorno al 1284, fu fatta costruire la nuova città, la cui fondazione fu affidata, da papa Martino IV, al prelato provenzale Guillaume Durand, governatore della Romagna e della Marca di Ancona che utilizza tecnici bolognesi ai quali fu forse dovuta la soluzione con due strade porticate.<br />
In onore di Durand la città prese il nome di Casteldurante.</p>
<p>Signoria dei Brancaleoni, la città fu dapprima di Brancaleone, cui successero, congiuntamente, i figli Nicola Filippo, Pierfancesco e Gentile. A Pierfrancesco, rimasto unico &#8220;signore&#8221; dopo la morte dei fratelli, successero i nipoti Galeotto e Alberico (figli di Nicola Filippo) e Bartolomeo (figlio di Gentile), essendogli premorto l&#8217;unico figlio Lamberto. I tre cugini non vollero governare insieme e divisero pacificamente la signoria: ai fratelli Galeotto e Alberico, che rimasero insieme, andò la parte maggiore, compresa la città di Urbania, mentre Bartolomeo ottenne Mercatello sul Metauro e la Massa Trabaria. La signoria dei fratelli, divenuti tiranni, fu breve, perché furono massacrati dalla popolazione, che, tuttavia, non pensò a ripristinare l&#8217;antica libertà comunale, ma si offrì al duca di Urbino. Da quel momento il destino di Casteldurante seguirà quello di Urbino, tant&#8217;è che i loro signori si fregiarono del titolo di duchi di Urbino e conti di Casteldurante. Il ramo di Mercatello sul Metauro, invece, si estinse con Gentile, prima moglie di Federico da Montefeltro, duca di Urbino, cui portò in dote le terre della sua famiglia, che rimasero ai Montefeltro anche se da questo matrimonio non nacquero figli.</p>
<p>Sotto i Della Rovere, successori dei Montefeltro nel ducato di Urbino, l&#8217;antico signorile &#8220;palazzo dei Brancaleoni&#8221; fu restaurato e ristrutturato da un gruppo di architetti, comprendente Francesco di Giorgio Martini, Annibale della Genga e Paolo Scirri, quest&#8217;ultimo congiunto di Scirro Scirri, che era stato il primo maestro di architettura del Bramante. I duchi di Urbino usarono il palazzo come soggiorno estivo e il Barco ducale come residenza di caccia. Solo l&#8217;ultimo duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere, visse in permanenza a Casteldurante trasferendovi la corte ducale, vi morì e fu sepolto nella chiesa del Santissimo Crocefisso. Alla sua morte, nel 1631, l&#8217;intero ducato di Urbino tornò sotto il dominio diretto dello Stato Pontificio. Il 18 febbraio 1635, papa Urbano VIII elevò Casteldurante al rango di città e di diocesi, cambiando, per la terza volta, il suo nome, che divenne Urbania.</p>
<p>Urbania è tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione ed è stata insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per il contributo dato alla Resistenza (in particolare all&#8217;attività della Brigata Garibaldi Romagnola)ed il tragico bombardamento subito il 23 gennaio 1944 da parte delle forze alleate, che provocò devastazioni e 248 vittime civili. Per tale motivo Urbania è stata riconosciuta Città martire della Provincia di Pesaro e Urbino. Ogni anno la ricorrenza è celebrata solennemente.</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi la città, pur molto piccola, è un centro turistico.</p>
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		<title>TAVULLIA (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:54:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al confine tra la provincia di Pesaro-Urbino e quella di Rimini, il comune marchigiano di Tavullia si estende per una superficie di 44 kmq e conta (al 31.08.11) 7.904 abitanti. Il punto più alto della località è Belvedere Fogliense, situato a 312 metri sul livello del mare. Caratterizzano il paesaggio agreste, gli infiniti e suggestivi panorami [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al confine tra la provincia di Pesaro-Urbino e quella di Rimini, il comune marchigiano di Tavullia si estende per una superficie di 44 kmq e conta (al 31.08.11) 7.904 abitanti. Il punto più alto della località è Belvedere Fogliense, situato a 312 metri sul livello del mare. Caratterizzano il paesaggio agreste, gli infiniti e suggestivi panorami che si godono da ogni angolo della località collinare, bagnata dal fiume Foglia e dal torrente Tavollo. E, nelle giornate limpide, la vista arriva fino al mare. Alle bellezze ambientali si uniscono interessanti testimonianze storico-artistiche, segni di un passato che affonda le radici nel Medioevo.</p>
<p>Il primo nucleo da cui è nato il centro abitato risale quasi sicuramente a un&#8217;epoca anteriore al Medioevo. Infatti in un documento del 1283, copiato da un registro molto più antico, si parla di Castrum Tumbae Montis Pilosi, facendo riferimento alla geografia del castello di Tomba che si trovava alle pendici del vicino Monte Peloso. La posizione di confine tra i possedimenti di Rimini e Pesaro ha segnato le vicende storiche del territorio, a lungo conteso con lotte violente e saccheggi tra i Malatesta e i Montefeltro. Del clima bellicoso sono testimonianza le mura e il Cassero del capoluogo, i resti della cinta muraria di Belvedere Fogliense, il rudere della Torre di avvistamento a Pirano e le rovine del castello di Monteluro.</p>
<p>Tra gli scontri più significativi c&#8217;è la famosa battaglia di Monteluro dell&#8217;8 novembre 1443. Nel 1444 il Castello di Tomba si ribellò a Francesco Sforza: il capo della rivolta, Matteo d&#8217;Angelo, ne divenne per poco tempo signore. Infatti, dopo un breve assedio, le truppe pesaresi riportarono Tavullia all&#8217;obbedienza. Decisivo, nel 1446, lo scontro che ebbe come teatro ancora una volta Monteluro e che segnò il passaggio definitivo del Castello di Tomba a Pesaro, strappato dalle milizie di Francesco Sforza al dominio di Sigismondo Malatesta.</p>
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		<title>TAVOLETO (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:43:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tavoleto è posto sull’alto di un contrafforte montuoso sulla sinistra della valle del Foglia, in una posizione invidiabile per il clima e il panorama ad alta densità boscosa. Deve il suo nome all&#8217;antica lavorazione del legname che, trasformato in tavole, veniva trasportato fino alle sorgenti del Tevere da dove &#8220;scivolava&#8221; fino a Roma. Cinta da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tavoleto è posto sull’alto di un contrafforte montuoso sulla sinistra della valle del Foglia, in una posizione invidiabile per il clima e il panorama ad alta densità boscosa.</p>
<p>Deve il suo nome all&#8217;antica lavorazione del legname che, trasformato in tavole, veniva trasportato fino alle sorgenti del Tevere da dove &#8220;scivolava&#8221; fino a Roma. Cinta da antiche mura, non conserva più traccia della rocca che Francesco di Giorgio Martini progettò per il Duca Federico. La fortezza fu abbattuta nel 1865 e in suo luogo sorse un castello goticheggiante, già residenza nobiliare: la forma delle mura, retrostanti i giardini pubblici, testimonia però le strutture della rocca antica. Visibili anche i resti di un edificio romano.</p>
<p>Il nome di questo antico borgo deriva dal latino “Tabularum laetus” cioè luogo ricco di tavole.</p>
<p>Le prime notizie sul castello di Tavoleto risalgono al 1361, quando viene citato tra i 42 castelli riminesi, la cui costruzione venne realizzata probabilmente nei primi anni del 1300 ad opera della famiglia Malatesta.</p>
<p>Oggi Tavoleto è un Comune in cui il tasso di disoccupazione è pari a 0, è in fase di crescita tanto che negli ultimi anni si assiste ad un recupero delle abitazioni che vengono vendute o affittate a chi decide di ritornare a vivere una vita a misura d’uomo, lontano dal caos della città della costa, sono presenti molte attività produttive, scuola materna ed elementare e la vicinanza con i grandi centri della costa romagnola la rende potenzialmente interessante anche per investimenti di tipo turistico.</p>
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		<title>SERRUNGARINA (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A 206 metri sul mare sul crinale sinistro del fiume Metauro, Serrungarina, anticamente chiamata Brisighella, deve il suo nome attuale probabilmente a Ser Ungaro degli Atti, notaio vissuto nel XIV secolo. Sorta ai tempi della guerra tra Goti e Greci nel 534 come rifugio per le popolazioni devastate dai conflitti, nel 1343 Serrungarina passa sotto il dominio dei Malatesta che vi edificano la rocca, una imponente struttura muraria che ancora oggi delimita il caratteristico borgo.</p>
<p>Seguirono le sorti di Serrungarina i castelli di Bargni e Pozzuolo, due località interne immerse nel verde.</p>
<p>A valle, Tavernelle, antica &#8220;statio romana&#8221; a cavallo tra il delicato innalzarsi delle colline e l&#8217;austero corso del fiume Metauro, è oggi un moderno centro urbano. Il connubio tra antico e moderno è simboleggiato dal nuovo centro parrocchiale sorto in adiacenza al sito archeologico nel quale sono visibili i resti dell&#8217;antica via consolare Flaminia (220 a.C.), dell&#8217;antica taverna romana e del tempio in onore al dio Attis. La ricchezza culturale e storica del luogo è testimoniata anche dalla &#8220;traforata&#8221; della sacca, importante opera idraulica del &#8217;400. Le quattro località sono tra loro armoniosamente collegate da uno splendido percorso panoramico.</p>
<p>Visitando Serrungarina si può ammirare la suggestiva scalinata all&#8217;interno della rocca, la cisterna malatestiana e la chiesa di S.Antonio abate con i dipinti del Guerrieri (Visitazione 1620) e del Presiutti (Immacolata Concezione 1560).<br />
Bargni propone, oltre alla Chiesa di S.Appolonia consacrata nel 1543, le ville antiche delle famiglie Federici, Serafini, Oliva. Mete finali Pozzuolo, piccolo borgo fortificato con un caratteristico campanile del 1600, e il limitrofo Monte della Matera, il più alto della zona, intorno al quale si intrecciano molte  leggende.</p>
<p>Le iniziative più caratteristiche sono quelle del Carnevale di Serrungarina, con sfilata di carri e lancio di dolciumi, ed il presepe meccanizzato che nel periodo natalizio ed oltre, attira in questa località tanti visitatori. La produzione di olio e vino di qualità ribadiscono la meritata rinomanza dei prodotti tipici della valle metaurense. Unica specialità è la coltura della pera &#8220;angelica&#8221; che fa di Serrungarina l&#8217;unica produttrice a livello nazionale di questo gustoso frutto estivo.</p>
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		<title>SASSOFELTRIO (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonti storiche lo citano fin dal 756 d.C. quando Sassofeltrio entrò a far parte dello Stato della Chiesa con la &#8220;donazione&#8221; fatta da Pipino Re dei Franchi al Beato Pietro. Altre fonti risalgono al 962 quando Ottone I° Imperatore di Germania concesse in feudo a Ulderico di Carpegna il &#8220;Sassum&#8221; insieme ad altri castelli della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonti storiche lo citano fin dal 756 d.C. quando Sassofeltrio entrò a far parte dello Stato della Chiesa con la &#8220;donazione&#8221; fatta da Pipino Re dei Franchi al Beato Pietro.</p>
<p>Altre fonti risalgono al 962 quando Ottone I° Imperatore di Germania concesse in feudo a Ulderico di Carpegna il &#8220;Sassum&#8221; insieme ad altri castelli della zona. Non si sa con certezza quando il Sasso sia diventato dominio dei Malatesta, ma già in documenti del 1232 e poi del 1371 viene citato il &#8220;Castrum Saxi&#8221; fra i domini della Signoria di Rimini.</p>
<p>La politica espandistica dei Malatesta fra il 1250 e il 1400  apportò annessioni territoriali anche nella valle del Conca. Pertanto nel 1371 il Cardinale Anglico Grimoard, legato pontificio, ebbe a scrivere: &#8220;Castrum Saxi habet roccham cum turri fortissima et custoditur pro D.no Malatesta de Malatestiis..&#8221;.</p>
<p>Un tale complesso fortificato ebbe sicuramente un peso notevole nel contesto della guerra fra i Malatesta e i Montefeltro di Urbino. Dopo alterne vicende nel giugno del 1463 il Castello dei Sasso fu definitivamente conquistato da Federico da Montefeltro (Duca di Urbino) in persona, dopo un violento assedio.</p>
<p>Data la sua importanza strategica la rocca di Sassofeltrio fu ricostruita ex-novo nel punto ove sorgeva la distrutta fortificazione malatestiana. L’incarico fu dato al più grande architetto militare dei tempo: il senese Francesco di Giorgio Martini. Egli ci ha tramandato la descrizione e il disegno della Rocca evidenziando come accanto al persistere di sistemi difensivi medievali &#8211; percorsi tortuosi, possibilità, di intrappolare gli assalitori con strutture a difese concentriche, ecc. &#8211; fossero messe in atto le innovazioni richieste dai tempi nuovi: soprattutto quel “triangulo tutto massiccio con offese per fianco” costituito dal baluardo a punta di lancia.</p>
<p>Purtroppo di tale costruzione non esiste quasi più alcuna traccia; ma che la Rocca fosse iniziata e forse ultimata mentre era ancora vivo il Duca Federico ce lo conferma Vespasiano da Bisticci, intimo dei Duca stesso, quando cita la Rocca dei Sasso fra gli edifici fatti costruire per Federico da Montefeltro. Un parziale diroccamento si ebbe sotto il figlio Guidobaldo il quale ordinò di atterrare le fortezze del suo stato affinché non servissero a Cesare Borgia che lo aveva cacciato dal ducato. Un&#8217;altra distruzione di rocche si ebbe nel 1519 ad opera di Lorenzo De’ Medici, signore di Firenze.</p>
<p>I documenti successivi testimoniano che la Rocca dei Sasso aveva ancora una sua funzione: fin dal 1579 nel mastio vi era la Sala Consigliare della Comunità. I verbali conservati nei “Libri dei consigli della Comunità” confermano che tale pubblica sala fu utilizzata fino al 1819 quando l’edificio fu abbandonato perché ridotto in stato pietoso. La prestigiosa Rocca Feltresca edificata da Francesco di Giorgio Martini cadde così nella più totale rovina.</p>
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		<title>SASSOCORVARO (PU)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 08:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non conosciamo con precisione la data in cui l’antico borgo di Sassocorvaro sorse, adagiato sulla collina che domina la sottostante vallata. Grazie ad un documento riminese del 1061, sappiamo che in quella data, in prossimità del luogo in cui attualmente si trova il paese, era ubicato il Castello di Monte Rotondo, con le sue case [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non conosciamo con precisione la data in cui l’antico borgo di Sassocorvaro sorse, adagiato sulla collina che domina la sottostante vallata. Grazie ad un documento riminese del 1061, sappiamo che in quella data, in prossimità del luogo in cui attualmente si trova il paese, era ubicato il Castello di Monte Rotondo, con le sue case padronali ed altre abitazioni, terre e vigne, le chiese di S. Angelo e S. Felicita.</p>
<p>Il documento non fa menzione di alcun centro abitato col nome di Sassocorvaro e questo fa supporre che la sua fondazione risalga ad un’epoca posteriore al 1061.  Del resto, è questa l’epoca in cui iniziavano a sorgere luoghi fortificati, quindi è ragionevole presumere che anche il Castello di Sassocorvaro non fu fondato molto tempo dopo, in una posizione strategica al punto che avrebbe consentito di tenere sotto controllo tutta la media valle del fiume Foglia.</p>
<p>Con ogni probabilità, il primitivo castello, dotato di una chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Evangelista, era situato sul poggio più alto di tutta la zona, nella località chiamata ancor oggi San Giovannino. Quando fu fondato Sassocorvaro su un rilievo più in basso, lì scese la popolazione residua. Ben presto il nuovo castello si costruì la sua chiesa parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista.</p>
<p>Il centro abitato – dalla sua fondazione al Duecento – doveva essere molto piccolo e non allungato, come è ora, per tutto il crinale, quale poi si sviluppò fino al Seicento. Le poche case dovevano stare tutte ammassate in posizione sopraelevata e circondate da grosse mura.</p>
<p>Si fanno ipotesi diverse sull’origine del nome dell’antico borgo. Alcuni ritengono che Sassocorvaro derivi da &#8220;sasso nido dei corvi&#8221; , dato che un gran numero di questi animali si annida ancora oggi sul colle. Altri sostengono che il toponimo sia tale dal suo presunto fondatore, di nome &#8220;Corbarius&#8221;. Altri ancora ipotizzano che il paese abbia questo nome dal termine latino &#8220;corbis&#8221;, che significa &#8220;cesta&#8221;, per la caratteristica forma della sommità del colle su cui è posto.</p>
<p>Sassocorvaro nel XII secolo si trovava compreso nel Comitato di Urbino, con cui ebbe rapporti strettissimi nel periodo comunale.</p>
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