Palazzo Comunale
Il Palazzo Comunale fu iniziato a costruire all’inizio del XVII secolo su un’ordinanza di Francesco Maria II (1548-1631), datata 22 agosto 1609, dove il Duca esprime la raccomandazione di “non far più far di quello che non si può far a meno”.
Un Palazzo Pubblico doveva senz’altro esistere nel 1357, data di un documento in cui viene citato, ma esistono notizie di adunanze consiliari precedenti. Anche se tutt’oggi non è possibile risalire ad una sua localizzazione, la presenza di un palazzo pubblico è indirettamente confermata negli anni del fervore edilizio della ricostruzione malatestiana da una notizia, del 1470, che riferendo “che fu fatta la Torre dell’Horologgio” lascia supporre che la costruzione di una Torre presupponga l’esistenza di un Palazzo.
Il progetto del palazzo è, con molta probabilità, dell’architetto urbinate Muzio Oddi (1569-1639) il quale, l’anno prima, aveva terminato i lavori della vicina chiesa della Croce. La costruzione della seicentesca residenza municipale andò avanti tra numerose difficoltà, tra cui quelle finanziarie. Nel 1640 ripresero i lavori di costruzione della Torre dell’orologio interrotti, qualche anno prima, per il ricorso del Castellano basato sul pretesto che, in caso di guerra, la torre avrebbe limitato il campo di tiro delle artiglierie della Rocca. Nel 1644 la torre campanaria è compiuta. Più di un secolo dopo, nel 1760, il Consiglio comunale stabilì di farvi porre una nuova campana, ornata dalle immagini del Crocifisso, della Madonna di Loreto, di San Paolino, di San Vincenzo e di Santa Maria Maddalena. La facciata del palazzo è snellita da eleganti arcate di portici, alternativamente piccoli e grandi, al piano superiore si allineano due ordini di finestre e a sinistra, al posto di una di esse, è il grande orologio civico, collocatovi nel 1880. Lo scalone in pietra del Furlo, costruito nel 1754 su disegno dell’architetto Alessandro Rossi di Osimo, consente l’accesso alla sala consigliare fatta costruire, nello stesso periodo, su disegno dell’architetto riminese Bonamici.
L’edificio del Palazzo Comunale subì danni talmente gravi durante il terremoto del 1930 da suggerirne la demolizione. Nella perizia tecnica redatta in proposito si legge: “Il prospetto principale, sorretto dai pilastri del portico, si è abbassato e ha subito una rotazione; il retro, in parte già crollato, è attraversato da una lesione diagonale che dal tetto arriva quasi a terra. La torre campanaria è fessurata e strapiombata e i muri che la sorreggono si rivelano più sottili in alto che in basso”. Ma la cittadinanza si pronuncia contro l’abbattimento di questo simbolo civico e l’amministrazione comunale, nel 1933, delibererà per i lavori di consolidamento. I lavori termineranno nel 1935 dando al palazzo l’aspetto odierno.
Davanti all’arco minore della parte destra della facciata del Palazzo comunale è collocata la fontana del Nettuno. La prima notizia della fontana, dove si attesta un pagamento per aver “tirato il vaso della fonte di Piazza e postovi la statua” è datata 1616; da questa notizia e da un’altra del 1669, da cui risulta un pagamento per aver rifatto “la testa della statua della fonte di Piazza”, la tradizione ha talvolta ipotizzato che il corpo del Nettuno provenisse da un ritrovamento archeologico e fosse di epoca romana.
Sul lato sinistro, guardando la fontana, si ammira l’imponente facciata del Palazzo dei conti Fagnani, con il balcone, il portale e le cornici in pietra d’Istria; edificato agli inizi del XVIII secolo e già dimora di Giulio Carlo Fagnani, celebre matematico senigalliese fu, con molta probabilità anch’esso progettato dall’architetto Muzio Oddi.
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